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Bri: rischio di nuove turbolenze

Pubblicato il 24/09/2018 alle ore 00:45:53

All'inizio del secondo semestre 2018 il clima sui mercati finanziari è mutato radicalmente. Il continuo rafforzamento del dollaro USA e l'escalation delle tensioni commerciali si sono tradotti in un inasprimento disomogeneo delle condizioni finanziarie a livello mondiale. La Federal Reserve ha portato avanti la graduale e prevedibile rimozione delle misure di accomodamento monetario, dato che la crescita dell'economia statunitense si era ulteriormente intensificata, sostenuta in parte dallo stimolo fiscale dello scorso anno. Eppure, le condizioni finanziarie negli Stati Uniti si sono ulteriormente allentate, mentre i mercati creditizi di alcune economie avanzate (EA) hanno registrato un lieve irrigidimento. Al contrario, nelle economie emergenti (EME), l'inasprimento è stato marcato, con un deprezzamento delle valute e un più difficile accesso al credito, sullo sfondo di forti turbolenze di mercato nei paesi più vulnerabili.


L'andamento dei mercati finanziari statunitensi si è discostato da quello dei loro omologhi negli altri paesi. Il mercato azionario statunitense ha accelerato al rialzo superando quelli delle economie avanzate ed emergenti, con un leggero calo della volatilità. Il mantenimento delle politiche accomodanti da parte della BCE e della Bank of Japan (BoJ) e la fuga dalle EME, sotto pressione, verso titoli più sicuri hanno contribuito a frenare i rendimenti a lungo termine dei titoli del Tesoro USA, nonostante l'incombenza delle emissioni di titoli sovrani. Di conseguenza, la curva dei rendimenti statunitense si è appiattita ulteriormente, avvicinandosi all'inversione. Nel complesso, rispetto alle altre principali EA, le condizioni finanziarie degli Stati Uniti si sono mantenute più espansive. Per esempio, mentre gli spread creditizi dei prenditori societari statunitensi sono rimasti relativamente stabili tra giugno e metà settembre, quelli delle imprese europee hanno registrato un nuovo leggero ampliamento che si aggiunge a quelli precedenti di maggio. Questi incrementi sono stati parzialmente dovuti all'aumento dei costi di finanziamento per alcune istituzioni finanziarie europee, riflesso delle tensioni del mercato del debito sovrano all'interno dell'area dell'euro e delle esposizioni di alcune banche a economie emergenti vulnerabili.
 

L'inasprimento delle condizioni finanziarie nelle EME trae origine dalle pressioni verificatesi a inizio anno. In un contesto di rafforzamento del dollaro USA, di inasprimento delle tensioni commerciali e di ulteriori segnali di rallentamento in Cina, gli afflussi di portafoglio sono rimasti limitati. Colpiti anche da vulnerabilità interne, alcuni paesi sono stati interessati da deflussi di portafoglio, dovuti, in alcuni casi, alle incertezze politiche e alle conseguenti tensioni sui mercati. Il deprezzamento delle valute ha coinciso con l'ampliamento degli spread sovrani, sia per gli strumenti denominati in dollari USA sia per quelli in valuta locale. Il danno cumulato subito dalle attività delle EME dall'inizio dell'escalation delle tensioni commerciali mondiali a fine marzo è stato per alcuni aspetti più grave dei danni risultanti dal "taper tantrum" del 2013 o dalla svalutazione del renminbi in agosto 2015. Tuttavia, nella situazione attuale, i livelli degli spread sovrani si sono mantenuti ben al di sotto di quelli registrati in episodi passati e il contagio da parte dei paesi più colpiti è stato limitato. Ciò nondimeno, a metà settembre, permanevano le preoccupazioni degli investitori riguardo a un eventuale aggravarsi e diffondersi delle tensioni finanziarie delle EME.

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